9 APRILE 2022

CLEO DALLE 5 ALLE 7 diretto da Agnés Varda

E’ un film del 1962 diretto da Agnès Varda. Restaurato nel 2012 da Ciné Tamaris presso gli Archives Françaises du Film del CNC e Digimage, con il sostegno del CNC.

Il film è strutturato in una serie di capitoli in una sequenza lineare. In Cleo dalle 5 alle 7 infatti, il tempo filmico corrisponde al tempo reale, catturando gli incontri e le azioni della protagonista nei novanta minuti che separano le 5:20 dalle 7, minuti corrispondenti alla durata del film. Ogni capitolo è segnalato da un titolo che indica i protagonisti e la sua durata nell’arco temporale del film. . Il film si snoda al presente. La macchina da presa non abbandona mai Cléo dalle cinque alle sei e mezzo. Se il tempo e la durata sono reali, lo sono anche i tragitti e le distanze. All’interno di questo tempo meccanico, Cléo sperimenta la durata soggettiva: “il tempo non passa mai” o “il tempo si è fermato”. Lei stessa dice: “Ci resta così poco tempo” e, un minuto dopo: “Abbiamo tutto il tempo”.

Alle 5 del pomeriggio, il 21 giugno 1961, Cléo scoppia a piangere da una cartomante. Attende il risultato di un esame medico. La paura l’ha svegliata. Inizia a osservare gli altri, i passanti, gli avventori dei caffè e un’amica premurosa. Va in un parco a guardare gli alberi e incontra un soldato a fine licenza. La complicità che nasce tra i due, in questo momento pericoloso delle loro vite, placa Cléo. Lui l’accompagna all’ospedale prima di ripartire per la guerra d’Algeria. Vivono un momento di grazia nel giorno più lungo dell’anno.

INIZIO SPETTACOLO ORE 21:00

Il film sarà proiettato in lingua, con sottotitoli in italiano. Copie tutte originali senza i tagli fatti (scene, colonna sonora, etc.) dalla distribuzione italiana dell’epoca.

Protagonisti:

Corinne Marchand

Loye Payen

Dominique Davray

Un ritratto di donna inserito in un documentario su Parigi, ma è anche un documentario su una donna e l’abbozzo di un ritratto di Parigi. Dalla superstizione alla paura, dalla civetteria all’angoscia, dall’apparenza alla nudità. Cléo scopre, un po’ prima di morire, il colore strano del primo giorno d’estate, nel quale la vita diventa possibile. Cléo rappresenta bene l’associazione insopportabile tra bellezza e morte.

Diciamo subito che questo film si trova sul piedistallo di una mia gerarchia tutta personale: Cléo dalle 5 alle 7, secondo me, il più bel film francese dopo Hiroshima mon amour, La dolce età e Il buco. Non c’è niente di più ammirevole di un’intelligenza nutrita di sensibilità, se non una sensibilità diretta dall’intelligenza. Niente di più raro di uno spirito appassionato tanto dal rigore quando dalla fantasia, se non un temperamento iper-istintivo e insieme lucidissimo. Cléo perciò è nello stesso tempo il più libero dei film e il più costretto dai condizionamenti, il più naturale e il più formale, il più realista e il più prezioso, il più coinvolgente a vedersi e il più bello a guardarsi. […] Le armi della seduzione della Varda sono molteplici: i dialoghi, la bellezza delle immagini e quella della protagonista, la ricchezza inventiva della messa in scena fanno di lei ‘lo stile’.” Roger Tailleur, “Positif ”, n. 44, marzo 1962

Agnès Varda eccelle nella ripresa in diretta ma supera lo stadio del documentario e i limiti evidenti del cinéma-vérité perché tutti i fotogrammi filmati camminando per le vie di Parigi sono ripensati e incorporati in un montaggio brillante che suggerisce ancor meglio la stanchezza e l’angoscia di Cléo (le maschere, gli studenti travestiti, il litigio nel caffè, il mangiatore di rane, il saltimbanco che si perfora il braccio, ecc.). “Documento soggettivo”: la definizione applicata dall’autrice al proprio film non resta forse la migliore?” Jacques Belmans, “Marginales”, n. 87, 1962

BIGLIETTO UNICO € 6,00

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